Cannabis Medicinale — Farmacologia
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Terpeni e composti minori della Cannabis:
Dalla biosintesi all’applicazione clinica
I terpeni sono composti aromatici che modulano la qualità dell’effetto terapeutico della Cannabis. Insieme ai flavonoidi e alle cannflavine, contribuiscono al cosiddetto Effetto Entourage, influenzando il profilo di un preparato, che può essere sedativo o stimolante, ansiolitico o analgesico. Comprendere la loro farmacologia — e i limiti delle evidenze disponibili — è indispensabile per una prescrizione clinica prudente e personalizzata.
Indice dei contenuti
- Definizione e biosintesi dei terpeni
- Monoterpeni sedativi: β-Mircene e Linalolo
- Monoterpeni stimolanti: Limonene, Pinene, Terpinolene
- Sesquiterpeni: β-Cariofillene e Umulene
- Temperature di vaporizzazione e conservazione
- L’Effetto Entourage: evidenze e dibattito clinico
- Dalle varietà ai chemovar: classificazione medica
- Strategie terapeutiche in base al profilo terpenoide
- Flavonoidi e cannflavine
- Interpretazione del COA: lettura del profilo terpenoide
Definizione e biosintesi dei terpeni
Avvertenza: contenuto educativo destinato ai professionisti sanitari; non costituisce una prescrizione né una raccomandazione terapeutica. In Spagna, l’uso dei preparati a base di Cannabis è disciplinato dal RD 903/2025 e dalle monografie dell’AEMPS: la scelta del preparato, della via di somministrazione e della dose deve basarsi su tali documenti e sulla valutazione clinica individuale. Le soglie di concentrazione indicate in questa pagina sono criteri orientativi ricavati dalla letteratura, non specifiche ufficiali.
I terpeni sono idrocarburi volatili derivati da unità di isoprene (C₅H₈), sintetizzati nelle cellule del disco secretore dei tricomi ghiandolari di Cannabis sativa. Sono responsabili dell’aroma caratteristico di ogni varietà e, oltre alla loro funzione organolettica, possiedono un’attività farmacologica propria che modula e potenzia gli effetti dei cannabinoidi.
— Modulo 2, Lezione 3. Corso di Cannabis Medicinale per Professionisti Sanitari. Receta Cannabis, 2025.La biosintesi dei terpeni nella Cannabis segue due vie metaboliche parallele, a seconda del tipo di terpene prodotto, localizzate in compartimenti cellulari distinti dei tricomi ghiandolari:
- Sintetizzati nei plastidi attraverso la via del metileritritolo fosfato (MEP)
- Precursore: GPP (geranil pirofosfato, C₁₀)
- Elevata volatilità — responsabili dell’aroma immediato all’apertura del contenitore
- Esempi: β-mircene, limonene, α-pinene, linalolo, terpinolene
- Punti di ebollizione: 155–199 °C — conservabili con vaporizzazione controllata
- Sintetizzati nel citosol attraverso la via del mevalonato (MVA)
- Precursore: FPP (farnesil pirofosfato, C₁₅)
- Massa molecolare maggiore — meno volatili e più stabili al calore
- Esempi: β-cariofillene, umulene (α-umulene)
- Punti di ebollizione: 198–254 °C — richiedono temperature più elevate per vaporizzare
Rilevanza clinica della classificazione: la distinzione tra monoterpeni e sesquiterpeni non è solo chimica: condiziona il comportamento farmacocinetico atteso. I monoterpeni, più volatili, vaporizzano a temperature basse (155–185 °C) e vengono assorbiti rapidamente per via inalatoria; i sesquiterpeni, meno volatili e più stabili al calore, si conservano bene negli oli e negli estratti orali, dove mantengono la loro attività attraverso la via digestiva. Questi profili derivano principalmente da studi preclinici e vanno considerati indicativi.
Monoterpeni con profilo sedativo e analgesico
I monoterpeni con profilo sedativo suscitano interesse clinico nella gestione del dolore cronico, dell’insonnia e dell’ansia. La letteratura specialistica ha proposto, a titolo orientativo, che concentrazioni superiori allo 0,5% di questi terpeni nel profilo terpenoide contribuiscano a un effetto prevalentemente rilassante — il cosiddetto «couch-lock» — potenzialmente utile sul piano terapeutico. Si tratta di criteri empirici derivati da studi preclinici e dalla pratica osservazionale: non esistono soglie validate da studi clinici.
- Aumento della permeabilità della barriera ematoencefalica descritto in modelli animali — potrebbe facilitare l’accesso dei cannabinoidi al SNC
- Possibile interazione con i recettori μ-oppioidi — contributo ipotetico all’analgesia centrale
- Attività sui recettori TRPV1 — modulazione del segnale del dolore periferico (preclinica)
- Analgesico: dolore cronico e muscoloscheletrico (evidenza preclinica)
- Rilassante muscolare: spasticità, contratture
- Sedativo: insonnia — effetto «couch-lock» attribuito a concentrazioni >0,5% (criterio orientativo)
- Antinfiammatorio: sinergia ipotizzata con il β-cariofillene
- È il terpene più abbondante nella maggior parte delle varietà di Cannabis
- Soglia sedativa ipotizzata: >0,5% del profilo terpenoide totale (non validata clinicamente)
- Sinergia con il THC descritta per analgesia e sedazione (preclinica)
- Presente anche nel luppolo, nel mango e nel timo
Il β-mircene è il terpene di riferimento da considerare nelle indicazioni che associano analgesia e sedazione: dolore cronico con componente di insonnia, fibromialgia o spasticità notturna. La ricerca di preparati con >0,5% di mircene — in associazione con β-cariofillene (>0,3%) — costituisce un criterio orientativo di selezione; la risposta individuale e le evidenze cliniche disponibili devono prevalere su qualsiasi soglia.
- Modulazione dei recettori GABA-A: potenziamento dell’inibizione GABAergica descritto in modelli preclinici — possibile base dei suoi effetti ansiolitici e anticonvulsivanti
- Inibizione dei recettori NMDA del glutammato — neuroprotezione in modelli animali
- Attività sui recettori 5-HT1A — potrebbe integrare l’effetto ansiolitico
- Ansiolitico: ansia generalizzata, PTSD (evidenze precliniche e osservazionali)
- Anticonvulsivante: sinergia ipotizzata con il CBD nell’epilessia refrattaria
- Ipnotico: miglioramento della qualità del sonno
- Analgesico: dolore con componente ansiosa
- Presente anche nella lavanda, nel basilico e nel coriandolo
- Attività GABAergica descritta in modelli preclinici; non esistono studi clinici che consentano di equipararlo alle benzodiazepine
- Sinergia ipotizzata con il CBD nelle indicazioni neurologiche
- Alcol terpenoide — maggiore polarità rispetto ai terpeni idrocarburici
Il linalolo è uno dei terpeni più rilevanti nelle indicazioni psichiatriche e neurologiche: ansia, PTSD, epilessia refrattaria o insonnia con componente ansiosa. Il suo profilo GABAergico, senza i rischi di dipendenza tipici delle benzodiazepine secondo i dati preclinici, lo rende un candidato di interesse; la ricerca di preparati con >0,3% rappresenta, anche in questo caso, un criterio orientativo.
Monoterpeni con profilo stimolante e neuroprotettivo
A differenza dei monoterpeni sedativi, questo gruppo è associato a effetti stimolanti, ansiolitici di tipo serotoninergico e neuroprotettivi, descritti soprattutto in modelli preclinici. La loro presenza nel profilo terpenoide di un preparato potrebbe indicare un effetto più attivante, potenzialmente utile in caso di depressione, affaticamento, deficit cognitivi o patologie respiratorie. Sono i terpeni che caratterizzano i chemovar con profilo «stimolante».
| Terpene | Aroma | Meccanismo principale | Indicazioni cliniche | Punto di ebollizione |
|---|---|---|---|---|
| Limonene | Agrumato, limone | Agonismo serotoninergico (5-HT) — effetto antidepressivo e ansiolitico attivante in modelli preclinici; potrebbe attenuare l’ansia indotta dal THC | Depressione e ansia (evidenze preliminari), reflusso gastrico, modulazione degli effetti avversi del THC | 176 °C |
| α-Pinene | Pino, bosco | Inibitore dell’acetilcolinesterasi (AChE) — aumenta l’acetilcolina nel SNC (preclinico). Effetto broncodilatatore descritto in studi sull’inalazione | Asma, BPCO, deficit di memoria e attenzione, possibile attenuazione dei deficit cognitivi indotti dal THC | 155 °C |
| Terpinolene | Floreale, complesso, erbaceo | Attività antiossidante; sedazione del SNC ad alte dosi (paradossale) in modelli animali | Insonnia (ad alte dosi), attività antiossidante, neuroprotezione (preclinica) | 185 °C |
Interazione clinica Limonene + THC: studi preclinici e osservazionali suggeriscono che il limonene possa attenuare l’ansia e la paranoia indotte dal THC, probabilmente grazie alla sua attività serotoninergica. Questo dato — ancora da confermare in studi clinici controllati — sostiene la preferenza per preparati a spettro completo ricchi di limonene nei pazienti con precedenti di ansia che necessitano di THC per il controllo del dolore.
α-Pinene e cognizione: nei modelli preclinici, l’inibizione dell’acetilcolinesterasi e il conseguente aumento dell’acetilcolina nell’ippocampo potrebbero contrastare parzialmente i deficit di memoria a breve termine indotti dal THC. È uno dei meccanismi proposti alla base dell’Effetto Entourage nella dimensione cognitiva; la conferma clinica è ancora attesa.
Sesquiterpeni: effetti sistemici e antinfiammatori
I sesquiterpeni sono i terpeni della Cannabis con la massa molecolare più elevata (C₁₅H₂₄). La loro minore volatilità li rende più stabili negli oli e negli estratti orali, mentre la loro farmacologia è particolarmente rilevante per le indicazioni infiammatorie e metaboliche. Il β-cariofillene occupa un posto peculiare nella farmacologia dei cannabinoidi: è stato il primo terpene descritto come agonista diretto del sistema endocannabinoide (Gertsch et al., 2008).
β-Cariofillene: il terpene agonista del sistema endocannabinoide
Il β-cariofillene agisce come agonista selettivo del recettore CB2, senza attivare il recettore CB1 (Gertsch et al., 2008). Questa proprietà lo pone a cavallo tra la farmacologia terpenoide e quella cannabinoide e ne spiega la presenza in piante medicinali con attività antinfiammatoria (pepe nero, chiodi di garofano, basilico). Non attivando CB1, non presenta un’attività psicoattiva rilevante alle dosi studiate, caratteristica di particolare interesse nei pazienti che necessitano di un effetto antinfiammatorio senza effetti psicotropi.
- Agonista selettivo CB2 — attiva i recettori CB2 sulle cellule immunitarie e nei tessuti periferici senza attivare CB1
- Inibizione delle citochine proinfiammatorie (TNF-α, IL-1β, IL-6)
- Modulazione della via NF-κB — azione antinfiammatoria sistemica (preclinica)
- Attività sui recettori TRPA1 — analgesia periferica (preclinica)
- Dolore neuropatico: attivazione di CB2 nelle cellule gliali — riduzione della neuroinfiammazione (preclinica)
- Artrite reumatoide: inibizione delle citochine proinfiammatorie (modelli animali)
- Dipendenze: evidenze precliniche di riduzione del craving da alcol e oppioidi attraverso CB2
- Malattie metaboliche: potenziale di ricerca nel diabete di tipo 2 e nella steatosi epatica
- Privo di attività psicoattiva rilevante — adatto a pazienti che non tollerano il THC
- Componente alimentare comune (pepe nero, chiodi di garofano) — profilo di sicurezza favorevole
- Stabile negli oli e negli estratti orali grazie alla bassa volatilità
- Sinergia ipotizzata con il CBD nelle indicazioni antinfiammatorie
Per un effetto antinfiammatorio potenzialmente rilevante, la letteratura suggerisce di ricercare preparati con >0,3% di β-cariofillene nel profilo terpenoide. In associazione con β-mircene (>0,5%) e α-umulene, è stato proposto il profilo antinfiammatorio più completo nei preparati di Cannabis Medicinale. Si tratta di un criterio orientativo derivato da evidenze precliniche, non di una specifica ufficiale.
- Isomero strutturale del β-cariofillene — stessa formula molecolare, ma configurazione diversa
- Attività antinfiammatoria: inibizione della via delle prostaglandine (preclinica)
- Attività sui recettori CB2 inferiore rispetto a quella del β-cariofillene
- Anoressizzante (soppressione dell’appetito) — effetto opposto a quello oressizzante del THC, descritto in modelli preclinici
- Azione antinfiammatoria sistemica — sinergia ipotizzata con il β-cariofillene
- Potenziale di ricerca nella gestione del peso e della sindrome metabolica
- Pazienti con dolore cronico e sovrappeso o obesità
- Sindrome metabolica con componente infiammatoria
- In associazione con β-cariofillene per il profilo antinfiammatorio ipotizzato
L’umulene può essere rilevante per i pazienti che necessitano di un effetto antinfiammatorio, ma per i quali l’effetto oressizzante del THC è indesiderato (obesità, sindrome metabolica). La sua azione anoressizzante, descritta in modelli animali, potrebbe contrastare parzialmente l’aumento dell’appetito indotto dal THC in preparati con rapporto 1:1 o a predominanza di THC. La conferma clinica è ancora attesa.
Temperature di vaporizzazione e conservazione dei terpeni
I terpeni sono molecole termolabili: si degradano in presenza di calore eccessivo, luce UV e ossidazione. La vaporizzazione controllata al di sotto di 230 °C è la via inalatoria che preserva meglio il profilo terpenoide; la combustione (>230 °C) distrugge la maggior parte dei terpeni e genera sottoprodotti tossici, con conseguente perdita dell’Effetto Entourage e dell’efficacia terapeutica. Nel quadro normativo spagnolo, le raccomandazioni sulle vie di somministrazione devono essere conformi alla normativa vigente e al riassunto delle caratteristiche del prodotto di ciascun preparato.
Nemici dei terpeni: calore eccessivo (combustione >230 °C), luce UV (degradazione fotochimica — conservare in contenitori opachi) e ossidazione (esposizione all’aria — usare contenitori ermetici). Un prodotto a spettro completo di qualità deve essere conservato al fresco, al buio e al riparo dall’aria per preservare il profilo terpenoide.
Intervallo di riferimento per la vaporizzazione: 160–220 °C
Raccomandazione pratica per la vaporizzazione: per preservare il profilo terpenoide, la letteratura considera ottimale l’intervallo di 170–185 °C: a 170 °C vaporizzano i monoterpeni più volatili (mircene, limonene, pinene), mentre a 185 °C vaporizza il terpinolene e inizia la vaporizzazione dell’umulene. Oltre i 200 °C il profilo si degrada progressivamente. Il β-cariofillene (254 °C) non vaporizza agli intervalli terapeutici: il suo apporto avviene soprattutto attraverso oli ed estratti orali.
L’Effetto Entourage: evidenze scientifiche e dibattito clinico
L’Effetto Entourage, teorizzato a partire dagli studi di Ben-Shabat e Mechoulam (1998), è un’ipotesi secondo cui i componenti della Cannabis agirebbero in modo sinergico: l’estratto completo sarebbe terapeuticamente superiore alla somma delle sue parti. I terpeni sono considerati i principali modulatori ipotizzati di questo effetto e agirebbero su molteplici bersagli farmacologici, integrando l’azione dei cannabinoidi.
L’Effetto Entourage è la sinergia farmacodinamica e farmacocinetica ipotetica secondo cui l’estratto completo di Cannabis — con tutti i suoi cannabinoidi, terpeni e flavonoidi — produrrebbe effetti terapeutici superiori a quelli di ciascun componente isolato.
— Mechoulam R, Ben-Shabat S. From gan-zi-gun-nu to anandamide and 2-arachidonoylglycerol: the ongoing story of cannabis. Nat Prod Rep. 1999;16(2):131-143.- 1.Farmacocinetico: i terpeni, soprattutto il mircene, potrebbero aumentare la permeabilità della barriera ematoencefalica, incrementando la biodisponibilità dei cannabinoidi nel SNC
- 2.Farmacodinamico: azione simultanea su molteplici bersagli (CB1, CB2, TRPV1, GABA, 5-HT1A) — maggiore efficacia con dosi inferiori di ciascun componente
- ✓A favore: nei dati osservazionali sull’epilessia refrattaria, gli estratti a spettro completo hanno richiesto dosi di CBD notevolmente inferiori rispetto al CBD isolato (Pamplona et al., 2018). Studi preclinici descrivono sinergie tra terpeni e cannabinoidi nell’ansia e nell’analgesia
- ⚠Criticità: la possibile «biopotenziamento» non equivale necessariamente a un sinergismo diretto sui recettori CB; inoltre, la difficoltà metodologica nell’isolare il contributo dei singoli terpeni mantiene aperto il dibattito
Implicazione clinica: l’ipotesi dell’Effetto Entourage sostiene la preferenza per preparati a spettro completo (Full Spectrum) rispetto agli isolati nella maggior parte delle indicazioni. Alcuni autori utilizzano, a titolo puramente orientativo, il criterio di >1,5% di terpeni totali nel COA come riferimento di qualità; non esiste tuttavia una soglia validata clinicamente e la scelta del preparato deve essere personalizzata.
Dalle «varietà» ai chemovar: il nuovo paradigma di classificazione
Uno dei cambiamenti di paradigma più importanti nella medicina cannabinoide è l’abbandono della classificazione ricreativa Indica/Sativa — priva di fondamento farmacologico — a favore della classificazione per chemovar (chemotype), basata sul profilo chimico effettivo del preparato. I terpeni determinano la qualità dell’effetto all’interno di ciascun chemovar.
Principio clinico fondamentale: i termini «Indica» e «Sativa» non hanno valore farmacologico né capacità predittiva sull’effetto terapeutico. Due varietà denominate «Indica» possono presentare profili terpenoidi completamente opposti e produrre effetti clinici diversi. L’unica classificazione di utilità clinica è quella basata sul profilo cannabinoide (chemovar) e sul profilo terpenoide riportato nel COA.
| Classificazione medica | Profilo cannabinoide | Ruolo dei terpeni | Indicazioni principali |
|---|---|---|---|
| Chemovar di tipo I | A predominanza di THC | Determinerebbero se l’effetto è sedativo (mircene) o stimolante (limonene/pinene) | Dolore grave, spasticità, nausea oncologica, insonnia |
| Chemovar di tipo II | Bilanciato (THC:CBD) | Modulazione degli effetti avversi del THC; potenziamento del CBD | Dolore neuropatico, sclerosi multipla, fibromialgia |
| Chemovar di tipo III | A predominanza di CBD | Potenziamento dell’analgesia e dell’effetto ansiolitico del CBD | Epilessia (indicazioni autorizzate), ansia, pazienti senza esperienza |
Strategie terapeutiche in base al profilo terpenoide
La scelta del profilo terpenoide appropriato è il secondo passaggio nella prescrizione di Cannabis Medicinale, dopo la selezione del rapporto tra cannabinoidi. Il medico deve individuare quali terpeni ricercare nel COA di ciascun prodotto. Le strategie che seguono raccolgono criteri orientativi descritti in letteratura: nessun protocollo terpenoide è stato validato in studi clinici controllati e ogni decisione deve essere personalizzata nel rispetto della normativa vigente.
- β-Mircene >0,5%: analgesia centrale ipotizzata e rilassamento muscolare
- β-Cariofillene >0,3%: azione antinfiammatoria sistemica attraverso CB2 (preclinica)
- α-Umulene: sinergia antinfiammatoria ipotizzata
- Rapporto orientativo: THC:CBD da 1:1 a 2:1 (dolore con componente infiammatoria)
- Chemovar di tipo I o II con profilo terpenoide sedativo
- Via: sublinguale/orale per un effetto prolungato; vaporizzazione — quando indicata e autorizzata — per gli episodi acuti
- ANSIA — linalolo >0,3% + limonene >0,5%: modulazione GABAergica e serotoninergica ipotizzata
- DEPRESSIONE — limonene + α-pinene: profilo attivante (evidenze preliminari)
- In caso di rischio di tachicardia, valutare profili a predominanza di limonene o α-pinene rispetto al terpinolene
- Ansia: CBD predominante o rapporto 1:1 — evitare un elevato contenuto di THC
- Depressione: schemi variabili con basso contenuto di THC — ricercare profili stimolanti
- Chemovar di tipo III per l’ansia; di tipo II per la depressione
- β-Mircene >0,8%: sedazione profonda ipotizzata — effetto «couch-lock»
- Linalolo: riduzione della latenza del sonno (preclinica)
- Terpinolene: sedazione del SNC a concentrazioni elevate
- I profili a predominanza di THC e contenenti CBN sono stati associati, a titolo orientativo, a un effetto sedativo
- Somministrazione: 1–2 ore prima di coricarsi
- Attenzione: possibile tolleranza all’effetto ipnotico del THC con l’uso cronico
Flavonoidi e cannflavine: i composti minori con il maggiore potenziale
Oltre ai terpeni, Cannabis sativa contiene più di 20 flavonoidi identificati. Tra questi spiccano le cannflavine — flavonoidi prenilati esclusivi della Cannabis — che mostrano una notevole attività antinfiammatoria in vitro. Sebbene la loro concentrazione nella pianta essiccata sia bassa (<0,1%), la loro rilevanza farmacologica è in crescita e rappresentano una delle linee più promettenti della ricerca sui cannabinoidi.
- Meccanismo: inibizione delle vie delle prostaglandine (COX) e dei leucotrieni (LOX) — attività antinfiammatoria duplice in vitro
- Potenza: la cannflavina A inibisce la produzione di PGE2 con una potenza nettamente superiore a quella dell’aspirina nei modelli in vitro (circa 30 volte negli studi originari)
- Principale criticità: concentrazione molto bassa nella pianta essiccata (<0,1%) — rende difficile raggiungere dosi terapeutiche
- Ricerca in corso: sintesi biotecnologica mediante ingegneria metabolica nei lieviti (Università di Guelph; Rea et al., 2019)
- Potenziale clinico: artrite, malattie infiammatorie croniche, dolore oncologico
- Quercetina: attività antiossidante, antinfiammatoria e antivirale in vitro — presente anche nelle mele e nelle cipolle
- Apigenina: attività ansiolitica ipotizzata — agonismo parziale sui recettori GABA-A (meccanismo simile a quello del linalolo). Presente nella camomilla
- Luteolina: neuroprotezione e attività antinfiammatoria in modelli preclinici — potenziale nelle malattie neurodegenerative
- Kaempferolo: antiossidante; potenziale antitumorale in modelli preclinici
- Contributo all’Effetto Entourage: i flavonoidi potrebbero potenziare l’attività antinfiammatoria e antiossidante dell’estratto nel suo complesso
Le cannflavine e il futuro della farmacologia dei cannabinoidi: l’inibizione della produzione di prostaglandina E2 da parte delle cannflavine A e B — con una potenza in vitro nettamente superiore a quella dell’aspirina — è stata descritta negli anni Ottanta e riesaminata da Rea et al. (2019), che hanno identificato i geni responsabili della loro biosintesi e li hanno espressi nei lieviti, aprendo la strada alla produzione biotecnologica su larga scala. La traslazione clinica — il principale passaggio ancora da compiere — non è ancora avvenuta.
Interpretazione del COA: lettura del profilo terpenoide
Il Certificato di Analisi (COA) è il documento di laboratorio che certifica la composizione chimica di un preparato di Cannabis Medicinale. La corretta lettura del profilo terpenoide riportato nel COA è una competenza clinica essenziale per una prescrizione razionale. I valori devono essere espressi in mg/g o percentuale in peso; è consigliabile prescrivere solo prodotti con COA rilasciato da un laboratorio accreditato ed evitare etichettature ambigue o incomplete.
Criterio di qualità Full Spectrum: la soglia di >1,5% di terpeni totali viene utilizzata nella pratica come riferimento orientativo di qualità, senza valore normativo. Verificare che il COA riporti il profilo individuale di ogni terpene, non soltanto il totale. La monografia AEMPS sui preparati standardizzati non stabilisce specifiche relative ai terpeni: le soglie qui indicate non derivano dalla scheda tecnica ufficiale.
| Terpene | Aroma | Punto di ebollizione | Effetto principale | Indicazione clinica |
|---|---|---|---|---|
| β-Mircene | Terroso, muschiato | 168 °C | Sedativo / analgesico | Dolore cronico, insonnia, spasticità |
| Limonene | Agrumato, limone | 176 °C | Ansiolitico / antidepressivo (5-HT) | Depressione, ansia, modulazione del THC |
| α-Pinene | Pino, bosco | 155 °C | Broncodilatatore / neuroprotettivo | Asma, BPCO, deficit cognitivo |
| Linalolo | Floreale, lavanda | 199 °C | Ansiolitico / anticonvulsivante (GABA) | Ansia, epilessia, insonnia |
| β-Cariofillene | Pepe, speziato | 254 °C | Antinfiammatorio (agonista CB2) | Dolore neuropatico, artrite, dipendenze |
| Umulene | Luppolo, erbaceo | 198 °C | Antinfiammatorio / anoressizzante | Infiammazione, controllo del peso |
| Terpinolene | Floreale, complesso | 185 °C | Sedativo del SNC / antiossidante | Insonnia, neuroprotezione |
| Ocimene | Dolce, erbaceo | 175 °C | Decongestionante / antivirale | Patologie respiratorie, attività antivirale |
Punti chiave per la pratica clinica
Riferimenti scientifici
- Ben-Shabat S, Fride E, Sheskin T, et al. An entourage effect: inactive endogenous fatty acid glycerol esters enhance 2-arachidonoyl-glycerol cannabinoid activity. Eur J Pharmacol. 1998;353(1):23–31. doi:10.1016/S0014-2999(98)00392-6
- Russo EB. Taming THC: potential cannabis synergy and phytocannabinoid-terpenoid entourage effects. Br J Pharmacol. 2011;163(7):1344–1364. doi:10.1111/j.1476-5381.2011.01238.x
- Mechoulam R, Ben-Shabat S. From gan-zi-gun-nu to anandamide and 2-arachidonoylglycerol: the ongoing story of cannabis. Nat Prod Rep. 1999;16(2):131–143. doi:10.1039/a703973e
- Pamplona FA, da Silva LR, Coan AC. Potential clinical benefits of CBD-rich Cannabis extracts over purified CBD in treatment-resistant epilepsy: observational data meta-analysis. Front Neurol. 2018;9:759. doi:10.3389/fneur.2018.00759
- Gertsch J, Leonti M, Zuruni S, et al. Beta-caryophyllene is a dietary cannabinoid. Proc Natl Acad Sci USA. 2008;105(26):9099–9104. doi:10.1073/pnas.0803601105
- Rea K, Akhtar TA, Page JE. Biosynthesis of cannflavins A and B from Cannabis sativa L. Phytochemistry. 2019;164:162–172.
- Booth JK, Page JE, Bohlmann J. Terpene synthases from Cannabis sativa. PLoS ONE. 2017;12(3):e0173911. doi:10.1371/journal.pone.0173911
- Ferber SG, Namdar D, Hen-Shoval D, et al. The "Entourage Effect": Terpenes Coupled with Cannabinoids for the Treatment of Mood Disorders and Anxiety Disorders. Curr Neuropharmacol. 2020;18(2):87–96. doi:10.2174/1570159X17666190903103923
- Morales P, Hurst DP, Reggio PH. Molecular targets of the phytocannabinoids: a complex picture. Prog Chem Org Nat Prod. 2017;103:103–131. doi:10.1007/978-3-319-45541-9_4